… ma come ci chiamiamo?

In assemblea il 30 gennaio 2021 si è parlato del nome: come ci vogliamo chiamare?

Un dettaglio parecchio importante dal momento che il dialogo verso l’esterno è alla base di questo progetto sulla Sovranità Alimentare.

E allora perchè non usare questo sito per raccogliere tante belle proposte e poi scegliere insieme?

Qui sotto in fondo alla pagina c’è lo spazio per i commenti… scateniamo la fantasia!

Vuoi vedere il riepilogo dei nomi proposti finora? vai al sondaggio!

Ecco qualche regola d’oro per trovare IL NOME SBAGLIATO:

  • Scegline uno col quale non si capisce cosa fai
  • Sceglilo difficile da ricordare
  • Sceglilo troppo lungo
  • Scegline uno che somigli a tanti altri
  • Sceglilo che non ti somiglia (nello stile, politicamente, come sensibilità, come cultura)
  • Fai giochi di parole prevedibili o multipli, scontati e incomprensibili

La lista, provocatoria e infallibile, viene da quel piccolo gioiello che è “Smarketing” di Marco Geronimi Stoll. Chiunque si cimenti nella comunicazione dovrebbe tenerlo sul comodino.

Perché IL NOME GIUSTO:

  • Fa capire che cosa fai
  • Si ricorda facilmente
  • Non somiglia ad altri
  • È poco comune ma usa parole semplici
Enough is Enough, Chumbawamba, 1993

19 commenti su “… ma come ci chiamiamo?”

  1. Io prendo alla lettera le indicazioni di smarketing: quello che dice ha senso.
    quindi “sovranità alimentare” la capiscono in pochi, non va bene
    “rete”, col domino di internet è di gran moda, per me un po troppo scontato come termine
    Mi piacerebbe che nel nome ci fosse “agricoltura amorevole”. So che suona male ma il concetto vorrebbe andare verso il “responsabile” ma non solo ,” che cura, che si prende cura” “che rigenera” . Non esiste in italiano un termine corrispondente a “care”. Mi piacerebbe anche che ci fosse il termine “autogestione”.
    A me piacerebbe “assembramenti per l’agricoltura amorevole e la distribuzione autogestita”. Forse “assembramenti” svia troppo, meglio “Coalizione per l’agricoltura amorevole e la distribuzione autogestita”. E’ vero che “coalizione” è un po troppo “forze politiche”, allora potrebbe essere “assemblea”, o meglio “assemblea permanente”.
    Quindi verrebbe “assemblea permanente per l’agricoltura amorevole e la distribuzione autogestita”. Un po lungo. Fa anche un po ridere, ma dice precisamente quello che facciamo con parole semplici. 🙂

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  2. Riporto un commento di Fulvia nella mail della rete:

    Sono bellissime, ma pensiamo sia meglio far scomparire “sovranità alimentare”?
    Io penso che nella definizione “sovranità alimentare” si riconoscano in tutto il mondo tante comunità con gli stessi nostri obiettivi e che sia una definizione fortemente identitaria.
    Magari sbaglio e davvero nessuno sa di cosa parliamo. Ma!

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    • Rispondo a Fulvia come la vedo io.

      Se vogliamo aprirci a chi non fa ancora parte di queste “tante comunità” dobbiamo parlare una lingua che tutt* possano comprendere.
      Se vogliamo rafforzare i nostri sentimenti “identitari” allora le neolingue sono perfette.

      Perchè se chiediamo in giro cosa vuol dire “Sovranità Alimentare” vediamo facce strane che non capiscono. Sovranità? c’entra con Sovranismo? è una brutta cosa… e l’alimentazione? è per le diete? Boh!

      Se poi ci viene l’idea di leggergli la Dichiarazione di Nyéléni, quella pagina fitta fitta e un po’ misteriosa con dentro cose bellissime assemblate in modo strano, rischiamo di mettere in fuga il nostro interlocutore. A meno che nel frattempo non si sia addormentato.

      Come avrebbe aiutato tradurre “Sovereignty” con “Autodeterminazione”!

      Il nostro problema è quello della INCLUSIVITA’.
      Un problema grosso grosso che affligge in generale le reti di economia solidale, molto spesso assai autoreferenziali nonostante le dichiarazioni (il largo utilizzo di acronimi e sigle ne è un chiaro sintomo). Ma non voglio innescare polemiche su questo – non qui, non ora.

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    • Hai ragione Francesca, è vero che sovranità alimentare ci identifica in modo preciso, ma lo fa verso un gruppo ristretto di persone: attivisti e militanti politici. Il concetto è esplicitato e ribadito nel “progetto la sovranità alimentare”, quindi non sarebbe abbandonato.

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  3. Il richiamo alla Sovranità Alimentare (oltre che al concetto di rete o qualcosa di analogo come termine) sono per me importanti. Richiama ad un movimento molto più ampio di noi, ad un concetto che unisce popoli nell’autodeterminazione, che se potrebbe essere strano da riproporre in un luogo che SEMBRA libero, sappiamo bene che non lo è perché siamo schiavi inconsci di un sistema economico-produttivo terribile e più subdolo rispetto ad altri luoghi del mondo.
    “Rete della Sovranità alimentare per l’Emilia-Romagna”
    “Rete per la Sovranità Alimentare in Emilia Romagna” piacciono anche a me, a sottolineare con IN/PER che probabilmente essa non c’è pienamente, anche in una regione modello…

    Mi piace il pensiero esposto da Roberto sugli acronimi e le abbreviazioni. Se rischiamo che il nome possa essere “acronimizzato” da altri e non ci piacciono gli acronimi, scegliamo un bel nome e un bel soprannome abbreviativo.
    Francesca

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  4. Altri suggerimenti arrivati in mailing-list:

    Comunità per il cibo e la terra (Angela Mazzetti)
    Insieme per il cibo e per la terra (Daniela Conti)
    Rete della Sovranità alimentare – SAPER (Daniela Conti)
    Reti di comunità per il cibo e la terra (Manuela Bagatta)
    Rete delle Comunità Contadine per il Cibo e la Terra – Sovranità Alimentare in Emilia Romagna (Luigia Savoia)

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  5. Sarebbe bello che ci fossero nel nome cose come Autodeterminazione, Contadine, Cibo, Rete, … certo non è facile!

    E senza ACR.O.NIMI. che a mio parere sono l’emblema della NON-inclusività.

    Un A.C.R.O.N.I.M.O. è come un grosso cartello con scritto “Circolo Privato – Ingresso Riservato ai Soci” – se non sei un adepto non ti vogliamo! Perché se non lo sai decifrare ti senti subito escluso.

    Altra cosa sono le ABBREVIAZIONI, che nascono il più delle volte spontaneamente e sanno farsi apprezzare da chi le vuole utilizzare senza ufficialità e senza prepotenza.

    L’ACRONIMO è una violenza verbale, l’Abbreviazione è una gentilezza. Un bel nome può essere una piccola poesia.

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  6. “Lega per l’agricoltura amorevole”

    amorevole perchè ha cura, rispetto, considerazione

    amorevole perchè cerca vicinanza, sostegno, cooperazione

    perchè ha cura per l’acqua che scorre sopra e sotto il suolo

    perchè ha cura della terra, che abbia humus ricco e biodiversità del suolo

    perchè ha cura per le piante e gli animali selvatici in modo che possano avere sempre l’habitat in cui vivere

    perchè ha cura della biodiversità, sia quella agricola che quella naturale

    perchè ha cura dei lavoratori della terra, per i loro diritti e la loro dignità economica

    perchè ha cura per le persone, producendo cibo buono per il corpo e per lo spirito

    perchè ha cura delle relazioni, perchè chi produce e chi consuma possano incontrarsi e collaborare

    ecc.

    carlo

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  7. Secondo me il termine Rete è fondamentale nel nome perchè così vuole diventare, una rete sempre più estesa di realtà diverse ma affini per principi fondamentali e visione che ci dà la direzione, e poi perchè la natura lavora in rete, e solo così può funzionare.
    Rete per la Sovranità alimentare o Rete Sovranità alimentare in Emilia Romagna, è quello che secondo me più si avvicina per ora.

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